Teatro Argentina dal 21 novembre al 1 dicembre 2019 “Satyricon “

di Francesco Piccolo ispirato a Petronio
regia Andrea De Rosa

Dal 21 novembre all’1 dicembre al Teatro Argentina va in scena Satyricon di Francesco Piccolo, ispirato a Petronio, per la regia di Andrea de Rosa, una coproduzione Teatro Stabile Napoli, Teatro di Roma e Napoli Teatro Festival Italia.

Nel 66 d.C. moriva Petronio, elegantiae arbiter – maestro di eleganza – costretto al suicidio per ordine di Nerone a causa del suo coinvolgimento, in verità messo in dubbio dagli storici, in una congiura contro l’imperatore. A lui si attribuisce il Satyricon, unicum nella storia letteraria romana, pervenutoci in forma frammentaria, primo sconcertante esempio di quello che sarebbe diventato il romanzo moderno in anticipo di quasi duemila anni. Ora, Andrea De Rosa, tra i registi più sofisticati e comunicativi, autore di spettacoli che non si sottraggono al confronto con i classici, dirige questa riscrittura del testo di Petronio a firma di Francesco Piccolo, voce di grande efficacia e sensibilità contemporanea, da sempre impegnato a restituire la temperatura più vibrante del nostro presente. A partire da una rilettura dell’opera in chiave contemporanea, il lavoro sinergico di penna e di regia costruisce un affondo spietato sulla mondanità decadente del nostro oggi, avvalendosi dello studio e dell’uso dei tic linguistici del nostro tempo per istituire un parallelismo concettuale fra l’opulenza disperata, la corruzione, il mecenatismo della Roma primo secolo d.C. e quella del ventunesimo secolo.

«Abbiamo un po’ tutti la sensazione di stare vivendo un periodo di impasse, di decadenza e di transizione verso qualcosa di sconosciuto. Da quando sono crollate le ideologie e le utopie che hanno segnato e insanguinato il Novecento sembra essere venuta meno la direzione storica da seguire e, non essendo chiara la méta, sembra non ci sia altra strada che girare a vuoto. Per questo ho chiesto a Francesco Piccolo di scrivere un testo che, ispirandosi al Satyricon di Petronio – che della decadenza dell’impero romano fece un ritratto memorabile – tentasse di raccontare la nostra decadenza, cercando di coglierne la peculiaritàracconta il regista Andrea De RosaCon una felicissima intuizione Francesco ha individuato nell’impoverimento linguistico il tratto che sta segnando la nostra epoca e lo ha fatto diventare materiale drammaturgico. È sotto gli occhi di tutti che siamo ormai intrappolati dentro un linguaggio che, quanto più viene ripetuto, tanto più si svuota di significato. I luoghi comuni ci rassicurano, ci anestetizzano, ma nello stesso tempo ci allontanano dai fatti, dalle questioni, dalle persone. “Le parole” sosteneva Heidegger “non sono strumenti per esprimere il pensiero, al contrario sono condizioni per poter pensare” e se le parole si ripetono senza senso, allora anche il pensiero resta fermo, gira a vuoto. Ma le parole che abbiamo a disposizione sono il frutto dell’epoca che viviamo, non viceversa, la cultura dei singoli individui può fare ben poco se all’orizzonte non c’è un linguaggio comune che permetta di immaginare nuove forme, nuovi pensieri, nuove energie che rimettano in gioco il cammino di ciascuno. I tempi sono poveri e gli individui ne sono vittime, travolti e impoveriti da una valanga che sembra inarrestabile. Siamo smarriti. Cercare di raccontare, attraverso il senso del ridicolo, la pena, il dolore, ma anche la tenerezza e il profondo senso di umanità che si nasconde dietro questo smarrimento è la sfida che mi pongo con questo spettacolo».

Una rilettura ambientata ai giorni nostri che marca il senso di smarrimento e di vuoto come cifre importanti del presente, attingendo alla macchina geniale e inarrestabile dell’opera di Petronio: una miscela di sorprendenti brandelli narrativi, fra feste, cene – celeberrima quella scintillante, ridicola e pretenziosa di Trimalcione – sesso, strani rituali, truffe, risse, naufragi e perfino licantropi. Lo spettacolo rimane fedele all’opera originale per quanto riguarda la scelta del tono, tarato sul linguaggio della comicità che il regista utilizza per una narrazione metafora dei salotti moderni, tanto televisivi quanto privati, in cui l’impoverimento cronico del pensiero produce conversazioni vane e presto dimenticate. Un viaggio fra due epoche per parlare della crisi di un impero, si, ma quello del nostro tempo.

Questa presentazione richiede JavaScript.

TEATRO DI ROMA  Teatro Argentina Largo di Torre Argentina, Roma
Biglietteria: 06.684.000.311/314 www.teatrodiroma.net  Biglietti: intero 40 euro – ridotto 12 euro
Orari spettacoli:
prima ore 21
martedì e venerdì ore 21.00
mercoledì e sabato ore 19.00
giovedì e domenica ore 17.00
lunedì riposo
Durata spettacolo: 70 minuti

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...