Il Teatro India di Roma presenta il 4 febbraio “LEYLEY”

a cura di Hadi Habibnejad
Sceneggiatura, regia e drammaturgia Mohammad Amiri, Mohammad Vajihi e Hadi Habibnejad

Il Teatro India di Roma presenta il 4 febbraio il debutto di Leyley (La Campana), spettacolo in lingua farsi ed italiano, che unisce il teatro, la danza e la musica dal vivo.
Leyley è una cerimonia contemporanea, che descrive culti e tradizioni del popolo iraniano, dalla danza ​folkloristica al rituale del bagno comune, ai racconti di città, attraverso miti, stereotipi, fanatismi religiosi e laici. Il filo conduttore è la sofferenza d’amore all’interno di un sistema arcaico, descritta in sei episodi che illustrano tradizioni popolari in grado di rompere le radici delle antiche credenze persiane, generando tuttavia nuove forme di superstizione.
Il racconto si snoda dentro quadri scenici che rappresentano le città in cui viaggia lo spettatore, mostrando le danze popolari e le memorie che caratterizzano le varie etnie.
​Traspare l’​utopia della visione registica di un paese, l’Iran moderno, in cui, seppur sono stati conquistati i diritti delle donne e superata l’ortodossia religiosa, il potere riesce ancora a controllare il popolo attraverso talismani e superstizioni.
La compagnia Vazhik, termine che deriva dall’antico farsi pre-islamico, significa “danza”, è composta da dieci attori danzatori e due musicisti guidati dall’ideazione registica e drammaturgica di Mohammad Amiri, Mohammad Vajihi e Hadi Habibnejad.
E’ un gruppo di artisti iraniani che vive in Italia e dal 2010 divulga la propria cultura, ricca di tradizioni artistiche e coreutiche attraverso l’arte teatrale.
La nuova produzione è l’evoluzione scenica di un laboratorio sperimentale, costruito attraverso giochi improvvisati e la libera creazione artistica. Nel tentativo di rendere una coerenza linguistico-significativa della definizione di “performance”, termine che in Iran si avvicina molto di più, rispetto all’occidente, ad una accezione spirituale, è una ricerca sulla complessità degli approcci individuali dei performer, che elaborano nuovi rituali desunti dai vissuti delle identità corporee nella cultura moderna.

4 febbraio 2019 ore 21:00
Teatro India Lungotevere Vittorio Gassman, 1
Biglietti 15 € intero; 12 € ridotto studenti
Prenotazioni ed informazioni: danzepopolariiraniane@gmail.com; 3473511465 – 3279988965

Chi è Hadi Habibnejad: Hadi nasce a Teheran in Iran, attualmente vive a Sondrio. In Iran inizia ad apprendere le arti dello spettacolo quando nel 1999 entra al Liceo di Arti e Spettacolo. Dopo due anni di studio, prove ed esercitazioni entra a far parte di un gruppo di professionisti di Teatro e Danza. Fin dagli esordi sente di poter dare di più con il ballo e per questo si unisce al gruppo di danza “HAREKAT” e con loro si esibisce nello spettacolo “Mire Eshgh”. Sotto la guida della maestra Farzaneh Kaboli, apprende le danze tradizionali iraniane, la danza classica (balletto) e per anni la danza Sufi. In questo periodo, impara ad eseguire direttamente sul palco e ciò gli consente di acquisire una maggiore consapevolezza dei movimenti e dello spazio in scena. Collabora con registi televisivi quali Foad Saffarianpour e suo fratello Siavash, nonché con il regista teatrale Hadi Marzban. Hadi Habibnejad nel frattempo lavora in varie sartorie da uomo e da donna e impara anche a disegnare i vestiti di scena, e la grafica diventa il suo percorso di studio sia in Iran che in Italia. Così riesce ad avere vari strumenti tra l’arte visiva, l’arte artigianale e la danza e creare il suo linguaggio tra studi ed esperienze in questi settori. Nel 2009 frequenta il corso di lingua italiana per avere la possibilità di conoscere la danza contemporanea in occidente. Per continuare anche il suo studio di grafica si iscrive al corso di Grafica nell’Accademia di Belle Arti di Roma ma sentendo che la sua vita è soprattutto per la danza, già dopo pochi mesi dall’arrivo in Italia fonda il gruppo “Vazhik” e in seguito inizia a provare con i ballerini iraniani e italiani, dedicandosi altresì alla coreografia e regia delle loro danze curando l’esibizione di spettacoli in tutta Italia. Nel frattempo si interessa alla danza contemporanea italiana . Dopo anni di esperienza in Italia incontra Loredana Piacentino, regista teatrale dell’Act Theatre Project e dal loro incontro nascono collaborazioni e il loro figlio Kian. I suoi progetti in questo momento sono concentrati sull’energia sprituale attraverso seminari e spettacoli creando un linguaggio orientale personalizzato e contemporaneo.

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