Il 4 e 5 maggio, ore 21, al Teatro di Rifredi, Firenze “La merda”

Si conclude la stagione teatrale 2017/18 del Teatro di Rifredi con lo spettacolo che fin dal suo debutto nel 2012 ha scioccato, meravigliato e conquistato pubblico e critica di tutto il mondo, diventando un clamoroso “caso” teatrale. Venerdì 4 e sabato 5 maggio, Silvia Gallerano sarà l’interprete de “La Merda” di Cristian Ceresoli, pluripremiato spettacolo che ha rotto i confini del teatro e che, accolto come un concerto rock, è stato visto da Londra a Vancouver, da Adelaide a Berlino, registrando in questi sei anni il tutto esaurito ovunque.

Per la scrittura del testo, Cristian Ceresoli è il primo autore italiano a ricevere il premio Fringe First Award for Writing Excellence. La sua opera è stata definita dal Times: “Brutale, disturbante e umana” e inoltre“Straordinaria, dura, senza compromessi e assolutamente memorabile. Potenti e coinvolgenti parole che ti trascinano dentro e scuotono, lasciandoti disorientato, disturbato e euforico”. Per l’interpretazione Silvia Gallerano è la prima attrice italiana a ottenere il premio The Stage Award for Acting Excellence e Il Guardian scrive di lei: “Straordinaria, terrificante e difficile da guardare, impossibile da ignorare”.

Silvia Gallerano è sola e nuda sul palco, sotto una luce stretta e fredda, appollaiata su un trespolo, tiene in mano un microfono e urla la propria vita, le ambizioni feroci, i destini coincidenti della sua disperata esistenza e di una società bruciata dall’idiozia. Sono le confidenze di una giovane donna brutta che tenta con ostinazione, resistenza e coraggio, di aprirsi un varco nel mondo dello spettacolo, inseguendo il suo obiettivo con lucida determinazione. Dal monologo emergono maschere vocali, personggi che prendono possesso della sua voce per restituirci un atroce ritratto dell’Italia e della condizione della donna. Il suo è il disperato tentativo di districarsi dalla palude prodotta di quel genocidio culturale di cui scrisse e parlò Pier Paolo Pasolini all’affacciarsi della società dei consumi. Quel totalitarismo, secondo Pasolini, ancor più duro di quello fascista poiché capace di annientarci con dolcezza.

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