Il 10 e 11 marzo al Teatro Biblioteca Quarticciolo, Roma “Cronache del bambino anatra – Raccontare la Dislessia”

Cronache del bambino anatra”, di Sonia Antinori con Maria Ariis Carla Manzon per la regia diGigi Dall’Aglio, torna a Roma, al Teatro Biblioteca Quarticciolo il 10 marzo alle ore 21,00 e l’11 marzoalle ore 18.00.

Lo spettacolo è incentrato sul tema della differenza, a partire dalla “dislessia”, il disturbo specifico dell’apprendimento (DSA) connesso con la difficoltà di lettura, che riguarda una percentuale altissima di individui (in Italia dal 3% al 5% dei bambini, nei paesi anglofoni addirittura il 17%). Solo da qualche anno la nozione di Dsa e consequenzialmente la legge 170 hanno sollevato da un giudizio di valore i bambini che hanno questa difficoltà e per molti anni sono stati vittime di una generale incomprensione.

Il testo, pensato per mettere in luce un problema a lungo non riconosciuto, causa di sofferenza e infelicità nei bambini e nelle loro famiglie, è nato dopo due anni di studi diretti e ricerche approfondite sui disturbi cognitivi sotto la guida di numerosi consulenti e testimoni. Due anni di ricerca sul campo, in cui sono stati ascoltati soggetti direttamente coinvolti, insegnanti, genitori, studiosi, e in cui ci si è avvalsi della consulenza del professor Giacomo Stella, massimo esperto scientifico italiano sull’argomento e animatore di iniziative e progetti fondamentali per la costruzione di una consapevolezza diffusa nella società civile.

“Ciò che ne è scaturito – spiega l’autrice – è semplice come una fiaba, e come una fiaba ha personaggi immediatamente riconoscibili (una madre, un figlio) e una struttura classica, in questo caso smontata a rimontata con salti temporali che tratteggiano cinquant’anni di vita. Da quando, come dice Peter Handke, «il bambino era bambino», nei favolosi anni Sessanta, fino ai giorni nostri, questa piccola storia d’amore è punteggiata di quegli ordinari strappi, di quelle incomprensioni e quei ritrovamenti, delle cadute e risalite, che riecheggiano nell’intimo di ogni esperienza umana.”

Mentre il bambino si fa adulto e la madre, sempre più fragile, scivola lentamente via, i ruoli si invertono secondo la crudele organicità del ciclo vitale e l’uomo è costretto a riscoprire l’imperfezione più grave, che bilancia e compensa tutte le altre: il suo essere mortale. La scelta di una retrodatazione di qualche decennio consente di mettere a fuoco il problema all’epoca in cui comunità scientifica e società civile non avevano ancora scoperto la vera natura di tali problemi, contribuendo a comprendere conflittualità e disagi che anche oggi continuano a colpire ambiti come scuola e famiglia, dove non tutti sono ancora preparati a comprendere tali “imperfezioni”.

Oltre alla naturale finalità divulgativa il progetto mira con forza a una riflessione più ampia sul rapporto che ogni essere umano ha con le sue imperfezioni e ha l’ambizione di schiudere allo spettatore un momento di arricchimento umano e di conoscenza individuale. La lezione di chi, partendo da uno svantaggio, identificando il problema e sviluppando strumenti adeguati ad affrontarlo, trasforma la rabbia in forza di volontà, ha portata universale.

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