Il 20 febbraio allo Spazio Cinema Alfieri, Firenze “Kibaka – Festival di cinema africano (5° edizione)”

Tre cortometraggi e due lungometraggi, tutti bellissimi, per migliorare il dialogo tra italiani e migranti. E’ giunto alla quinta edizione il festival di cinema africano, Kibaka, che quest’anno è ospitato allo Spazio Cinema Alfieri in via dell’Ulivo 6. Le proiezioni iniziano alle 18.30. “Tra gli obiettivi c’è sicuramente combattere gli stereotipi che la cultura italiana alimenta sugli africani”, spiega Matias Mesquita del comitato che organizza il festival. “E’ una lunga serata dedicata all’intercultura -prosegue- questa volta ci saranno film che non solo ci faranno conoscere più da vicino l’Africa, ma ci fanno conoscere i problemi di integrazione degli italiani di seconda generazione. Cerchiamo di trasmettere come si sentono gli africani in Italia. Le opere scelte sono di cinema indipendente”.

E quindi ecco “Blaxploitalian 100 Anni di Afrostorie nel cinema italiano” di Fred Kuworn 65′ Italia 2016 che indaga la presenza dei neri nella storia del cinema italiano a da Fellini a oggi: un insieme di stereotipi dal lavapiatti alla prostituta.

“Ambaradan”, di Paolo Negro, Amin Nour 14,59′ Italia 2017, Vincitore della seconda edizione del Bando MigrArti 2017 del Ministero dei Beni, Attività culturali e Turismo (Mibact), proiettato anche alla Mostra del cinema di Venezia. Racconta le sofferenze di un bambino, che diventa adulto, attraverso un’integrazione fallita, ipocrita.

In ‘Le ali velate’, di Nadia Kiabot 15′ Italia 2016,  due donne apparentemente diverse, provenienti da culture e paesi distinti, ma accomunate dalla costante ricerca della propria identità e propria posizione affrontano per caso un viaggio insieme.

“Jululu”, di Michele Cinque 15, 14′ Italia 2017,  migliore regia alla 74esima Mostra di Venezia nella categoria del Bando MigrArti 2017 del Ministero dei Beni, Attività culturali e Turismo (Mibact) .  

Jululu è un viaggio musicale in un angolo di Africa nel sud Italia, nelle vaste piane coltivate a pomodoro nella provincia di Foggia. Yvan Sagnet, importante esponente delle rivolte dei braccianti in Italia, è la voce del film e attraverso i suoi pensieri la critica sociale dal ghetto si estende fino all’intero sistema economico che determina le condizioni di una nuova schiavitù.

 Vincitore della seconda edizione del Bando MigrArti 2017 del Ministero dei Beni, Attività culturali e Turismo (Mibact) Miglior regia a Jululu di Michele Cinque e Miglior

“Watatu”, di Nick Reding 88′ Kenya 2015

Jack e Salim, amici di vecchia data, si rincontrano a Mombasa dove il primo è venuto a lavorare come poliziotto. Tra i due s’inserisce la figura di Yusuf, nipote di Salim, un giovane laureato che si sente discriminato, privo di opportunità e carico di rabbia contro le ingiustizie.

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