Il 19 febbraio, ore 20, al Teatro alla Scala, Milano “Valery Gergiev dirige la Sesta di Čajkovskij”

Lunedì 19 febbraio alle ore 20, Valery Gergiev torna a dirigere la Filarmonica della Scala. Sui leggii c’è la Sinfonia n. 6 in si minore Patetica di Pëtr Il’ičČajkovskij, nuova tappa del focus sul sinfonismo del grande autore russo che ha già proposto l’ascolto dellaSeconda Quarta Sinfonia con Chailly nei primi due concerti di stagione e che prevede un ulteriore appuntamento a fine marzo con Yuri Temirkanov e la Sinfonia n. 5. Affianca Gergiev in questo concerto il pianista brasiliano Nelson Freire, al suo debutto con la Filarmonica, impegnato nell’esecuzione dell’imponente Concerto per pianoforte n. 2 di Brahms, anch’esso inserito in un programma di ascolto che al Concerto di Grieg, eseguito da Benjamin Grosvenor a gennaio, affianca anche il Terzo di Rachmaninov con Seong-Jin Cho e Temirkanov a marzo e il Terzo di Prokof’ev con Daniil Trifonov e Daniel Harding a maggio.

Il rapporto artistico di Gergiev con la Filarmonica risale al 1990; da allora ha tenuto più di 30 concerti, alla Scala e in tournée, ed è stato nominato membro onorario nel 2010. Con l’orchestra ha tracciato, negli anni, un percorso attraverso il repertorio russo in cui si inserisce questa nuova esecuzione della Sinfonia n. 6 Patetica, quasi una sinfonia “a programma”, una sorta di cartografia di una vita colta in tutte le sue differenti antitesi: dalla passione amorosa al triste svanire delle illusioni, dal puro slancio vitale sino alla morte.

A Nelson Freire è affidata l’esecuzione di un concerto più vicino, per grandiosità, a una sinfonia che alla forma classico-romantica. In una lettera datata 7 luglio 1881, Brahms dice al suo amico Herzogenberg: «Sto scrivendo un piccolo concerto per pianoforte con un piccolo scherzo molto grazioso. È in si bemolle; e benché questa sia un’ottima tonalità, temo di averla utilizzata troppo spesso». Questo “piccolo concerto” era il secondo dei due per pianoforte e orchestra scritti da Brahms e in realtà una delle opere più ampie e imponenti da lui composte, su idee tracciate tre anni prima a Pörtschach all’epoca del Concerto per violino e orchestra op. 77, appena ascoltato in stagione con Leonidas Kavakos, prossimo per impianto programmatico ed estetico. Nell’ambito di questi lavori di grosso respiro seguiranno soltanto le due ultime sinfonie nel 1883 e ’85 e il Doppio concerto per violino, violoncello e orchestra nel 1887.

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