L’11 febbraio, ore 10 / 11 / 12, al Teatro della Pergola, Firenze “In sua movenza è fermo”

Domenica 11 febbraio, al Teatro della Pergola, la storica visita spettacolo In sua movenza è fermo con la Compagnia delle Seggiole taglia il traguardo delle 300 repliche. 20.000 spettatori per 13 anni consecutivi di rappresentazione.

Le “ombre gentili” dell’inventore Antonio Meucci, dell’impresario Alessandro Lanari, della sopranoBarbieri Nini, della sarta di Eleonora Duse, del capo macchinista Cesare Canovetti, continuano a svelare storia, personaggi e segreti del più antico teatro all’italiana.

Da un’idea di Riccardo Ventrella, testi e regia di Giovanni Micoli. Una produzione della Fondazione Teatro della Toscana.

La grande magia di un teatro non abita solo sul palcoscenico, nell’istante esatto in cui uno spettacolo si dà per il pubblico. Come un corpo biologico, il teatro vive in ogni momento soprattutto nei suoi spazi “segreti” e inaccessibili agli spettatori: nei laboratori, nei pressi della macchina scenica, nei sotterranei e nei depositi. Là dove ancora risuonano le voci dei tanti che hanno dedicato la loro vita a questa bruciante passione. Senza apparire sulle locandine, senza lasciar traccia di sé nei libri di storia.

In sua movenza è fermo è l’inedita formula di visita spettacolo che dopo tredici anni di repliche continua ad affascinare gli spettatori, confermando l’ormai tradizionale appuntamento una domenica al mese con la storia della Pergola. Ventimila presenze per 300 repliche raggiunte domenica 11 febbraio sono i numeri che premiano un progetto prodotto dalla Fondazione Teatro della Toscana che è diventato un modello per molti altri spazi museali e luoghi storici, segnati dalla cifra stilistica della Compagnia delle Seggiole, che li racconta e li attraversa insieme ai protagonisti che ne hanno tracciato la storia.

Il motto degli Accademici Immobili, fondatori del teatro, dà il titolo a un viaggio affascinante nel cuore della macchina teatrale, in compagnia delle “ombre gentili” dei personaggi che nel corso dei tre secoli della sua storia hanno reso grande e immortale la Pergola. L’impresario Lanari, l’inventore Meucci, la soprano Barbieri Nini, il macchinista Canovetti e la sarta di Eleonora Duse raccontano ai fortunati visitatori le loro vicende a metà fra il sogno e la realtà.

Il tragitto parte dal vicolo delle carrozze, antico accesso al palcoscenico, lungo il quale si aprono le nicchie che ospitavano le botteghe degli artigiani che erano di servizio alla brulicante vita del teatro, sarti, parrucchieri, calzolai che garantivano la messa e rimessa a punto e a modello di ogni accessorio necessario allo spettacolo.

Il Saloncino, la Sala Oro e l’Atrio delle colonne fanno da preludio alla visione più emozionante, quella che ogni artista passato dal Teatro della Pergola ammira e affronta al levarsi del sipario: il palcoscenico, che incornicia una platea inaspettatamente più piccola rispetto allo spazio scenico.

Qui è il primo telefono acustico che Antonio Meucci, macchinista alla Pergola, ideò al riparo del sipario dipinto da Gaspare Martellini nel 1828, per portare silenziosamente la voce dal palcoscenico alla graticcia e ai ballatoi posti ad un’altezza tra i 14 e i 18 metri.

Il sottopalco ospita, infine, la sezione museale del teatro occupata in gran parte dallo spettacolare meccanismo per il sollevamento della platea costruito da Cesare Canovetti nel 1857 e, per citare solo un altro prezioso oggetto in mostra, lo scranno costruito per Giuseppe Verdi nel 1847 in occasione dell’allestimento e della prima del Macbeth di Giuseppe Verdi, che proprio la Pergola ha avuto l’onore di veder debuttare in prima assoluta.

Nei suoi oltre 350 anni di storia la Pergola ha raccolto l’eco di tante voci, di attori famosi e oscuri facchini, inventori, registi, impresari, divine, cantanti, macchinisti, inservienti, mezzani, comparse, nobili, mantenute, borghesi, critici, spettatori molesti. In sua movenza è fermo le lascia liberamente risuonare in questa visita, aprendo al pubblico i luoghi che furono una volta sede della “Città del Teatro”: un grande opificio autosufficiente nel quale si svolgevano tutti i mestieri della scena.

Si viveva, di giorno e di notte: crocevia, luogo di incontro, agorà della Firenze Granducale, palazzo delle feste di corte, grande tempio del melodramma, luogo deputato di mille trucchi e magie, sotto l’egida benevola dell’Accademia degli Immobili, che la Pergola costruì e possedette fino al 1942.

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