Dal 20 febbraio al 25 marzo al Piccolo Teatro Grassi, Milano “Il teatro comico”

Roberto Latini è arrivato per la prima volta al Piccolo nel 2013, con l’allestimento, firmato insieme alla sua compagnia Fortebraccio Teatro, dell’Ubu Roi di Alfred Jarry, al Teatro Studio. È tornato nel maggio 2016, nella stessa sala di via Rivoli, con un Pirandello, I giganti della montagna.

Attore, autore e regista, recentemente premiato con l’Ubu 2017, cura la sua prima regia in una produzione del Piccolo, con una compagnia inedita e un Goldoni, che, nelle sue intenzioni, ha il sapore di un Pirandello ante litteram.

E’ il Novecento stesso, infatti, le sue contraddizioni, ma anche le sue scintillanti consapevolezze, che il regista intuisce brulicare in quest’opera, alle basi stesse del teatro moderno. Il teatro comico, lo dice Goldoni, è Commedia che si pone come prefazione di tutte le sue Commedie e, nella lettura di Latini, prefazione di modernità, coscienza rivoluzionaria del teatro stesso. Un allestimento perfetto per il Grassi, ‘la casa di Arlecchino’, a rivelare i diversi volti di un autore che – sono parole del regista – ‘ha preso il passato per andare avanti’.

“Questa, ch’io intitolo Il teatro comico, piuttosto che una Commedia, prefazione può dirsi alle mie Commedie”. Così Carlo Goldoni si rivolge ai lettori nella premessa all’edizione a stampa del testo teatrale che rappresenta il punto di svolta di tutta la sua opera. “Alla metà del Settecento – spiega il regista, Roberto Latini – Goldoni scrive una commedia che parla di teatro. È una cosa che ha il sapore di Pirandello quasi due secoli prima, sembra avere a che fare con il Novecento e con la sua capacità di riflettere su se stesso, da Artaud in poi, passando per Pirandello, Beckett, Pinter, Ionesco, Müller… Non è teatro nel teatro, è la coscienza del teatro”. È il 1750, Goldoni ha quarantatré anni e vuole abbandonare gli stereotipi della Commedia dell’Arte per esplorare un territorio nuovo. Desidera che il pubblico gli sia complice in questa avventura, destinata – e non sbagliava – a gettare le basi del teatro moderno. Così nel Teatro comico mette in atto l’astuzia teatrale di raccontare la riforma che ha in mente, facendola recitare ai suoi attori: in un teatro, una compagnia sta provando la farsa Il padre rivale del figlio; ci sono le maschere – Pantalone, Brighella, il Dottore, Arlecchino – gli attori che interpretano le amorose e gli amorosi; c’è un capocomico, Orazio, che vuole convincerli ad abbandonare la tradizione dell’improvvisazione per imparare a studiare, a “pensare” e a sostenere il personaggio, a partire da un testo scritto. “Goldoni demolisce e rifonda il teatro italiano – continua Latini – avendo la sensibilità di farlo attraverso un meccanismo, una macchina, intrinseci al teatro stesso. Ci sono classici che credo vadano esplorati in questo nostro tempo. Ci sono messe in scena di classici, che a loro volta sono diventate patrimonio culturale nazionale. Così, al Piccolo, avere in cartellone nella stessa stagione l’Arlecchino di Strehler e Il teatro comico può essere un modo per arricchire il ritratto dell’autore che ha preso il passato per andare avanti, che ha fatto scaturire una rivoluzione da dentro il meccanismo stesso del teatro. Così come rivedere lo stesso Arlecchino, dopo avere assistito a Il teatro comico, può essere l’occasione per aggiungere ‘qualcosa’ a uno spettacolo mitico”.

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