A Roma, alla IUC (il 23 gennaio alle 20.30 nell’Aula Magna dell’Università La Sapienza)

È sulla scena internazionale da oltre 25 anni, ma Fazil Say, 47enne pianista turco, è sempre rimasto fedele a sé stesso, lontanissimo dall’esibizionismo e dall’immagine patinata del musicista classico tutto virtuosismo e tutta tecnica.

No. Fazil Say è un pianista diverso, che non ha paura di schierarsi politicamente anche a sostegno della popolazione turca e che nel corso di una brillante carriera internazionale ha messo insieme un repertorio molto ampio che spazia dai romantici ai contemporanei senza trascurare le grandi orchestre internazionali e la musica da camera.

La sua cifra inconfondibile? È in grado di emozionare a ogni concerto che è sempre eccitante, diverso e coinvolgente. Fazil Say è un pianista fuori dal coro, che ha studiato con Mithat Fenmen e si è perfezionato con David Levine, è un pianista che parla al cuore e che in occasione del suo ritorno a Roma, alla IUC (il 23 gennaio alle 20.30 nell’Aula Magna dell’Università La Sapienza) si presenta al pubblico nelle duplice veste di interprete e compositore, quelle che ritiene essere due facce della stessa medaglia: fare musica.

Alla IUC, Say, che ha collezionato nel corso della sua carriera importanti commissioni (anche dal Festival di Salisburgo, dalla WDR di Colonia o dalla Konzerthaus di Darmstad) propone due sue composizioni, Black Earth, racconto della solitudine, ispirato alla canzone dell’autore turco di ballate Aşık Veysel e in prima italiana Yürüyen Köşk – Hommage à Atatürk, op. 72 del 2017.

Composizioni, quelle di Say che si presentano come ponti ideali fra l’oriente e l’occidente facendo dialogare la musica classica europea con la tradizione musicale della Turchia: Yürüyen Köşk – Hommage à Atatürk, op. 7 (il palazzo che cammina) è un lungo brano diviso in quatto movimenti (Illuminazione – Lotta contro l’oscurità – Credere nella vita – Il platano) che racconta un episodio quasi leggendario di Atatürk, il padre della Turchia moderna e di come volle spostare un edificio pur di non danneggiare i rami di un platano cresciuto vicino.

Il programma romano di Say spazia però anche fra i suoi amatissimi Chopin, Beethoven e Satie. L’incipit della serata sarà proprio all’insegna della poesia fra i più celebri Notturni di Chopin (Notturno in mi minore op. 72, e i due Notturni in do diesis minore e in do minore). Poi, spazio alla veemenza con la celebreAppassionata di Beethoven, la Sonata in fa minore op. 57, particolarmente congeniale all’interpretazione di Say e ai Gnossiennes di Erik Satiepiccoli, originalissimi brani all’insegna della libertà compositiva.

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