Dal 25 gennaio al 4 febbraio al Teatro Carcano, Milano “Venere in Pelliccia”

Americano, classe 1950, David Ives è un commediografo molto rappresentato e famoso anche per le riscritture di autori come Spinoza, Molière, Feydeau, Twain. Leggendo Venere in pelliccia di Leopold von Sacher-Masoch (1870), Ives viene colpito dalla relazione incandescente e in continuo mutamento tra i due protagonisti. Un primo adattamento del romanzo ha esito negativo, ma lo strascico emotivo del lungo lavoro compiuto è troppo forte per abbandonare l’impresa. Nasce un nuovo adattamento, arricchito di una seconda coppia di personaggi – un’attrice in cerca di lavoro e un regista in cerca di un’attrice – in collisione con gli omologhi letterari ottocenteschi. Il testo, prosciugato alla sua essenza, intercala i frammenti superstiti del romanzo con lo svolgimento di una bizzarra e spesso comica audizione, in cui le relazioni conflittuali e di potere e il processo di fare teatro vengono mostrati impudicamente al pubblico. Da questa sexy dark comedy, premiata con svariati Tony Awards a Broadway, nel 2013 è stato tratto un film diretto da Roman Polanski, alla cui sceneggiatura ha collaborato lo stesso autore. Questa interpretata da Sabrina Impacciatore e Valter Malosti (anche regista) è la prima messinscena in assoluto in Italia.

Una sala prove. Dopo una lunga giornata di audizioni un regista non ha ancora trovato la protagonista diVenere in pelliccia, l’opera di Sacher-Masoch di cui ha curato l’adattamento. Verso sera, quando tutti sono già andati via, gli si presenta una ragazza rozza e sboccata che, insistentemente, gli chiede di poter fare un’audizione; è chiaro da subito che questa donna non si fermerà di fronte a nulla pur di ottenere la parte. La scombinata Vanda Jordan (omonima della controversa eroina del romanzo di Masoch) si trasformerà davanti agli occhi del regista nella protagonista del romanzo, Wanda Von Dunayev.

Tra regista e attrice, vittima e carnefice, inizia un esilarante combattimento, un vertiginoso scambio di ruoli, un gioco ambiguo fatto di seduzione, potere e sesso; un duello teatrale in cui i confini tra realtà e finzione vanno lentamente sfumando, lasciando il regista e gli spettatori ostaggio di un finale enigmatico e misterioso; sospeso in una atmosfera a metà tra la brutalità tragicomica di certe tragedie antiche e David Lynch.

Ma chi è Vanda Jordan? Un’attrice? Una misteriosa vendicatrice? O un’incarnazione dell’ancestrale principio femminile che è anche origine del tutto?

Questo testo è la dimostrazione che in teatro con pochissimo si può ottenere moltissimo. Bastano un uomo, una donna e una stanza chiusa e un viaggio nelle nostre profondità più oscure e misteriose può cominciare.

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