Dal 05/12/2017 – 10/12/2017 al Teatro Argot Studio Roma “Una ragazza lasciata a metà”

Lo spettacolo è la messa in scena del romanzo rivelazione Una ragazza lasciata a metà della scrittrice irlandese Eimear McBride e racconta, con struggente poesia, il percorso di crescita di un’anima fragilissima. È flusso di coscienza, insurrezione, catarsi, viaggio nella sessualità caotica di questa donna vulnerabile, ma profondamente sensibile, nel contesto di un’Irlanda chiusa e crudele. Non v’è compassione nel racconto, poiché la storia, mentre si snoda in questo volo senza rete, è ancora viva e lontana da un compimento. Tuttavia è sempre presente e innegabile, dall’inizio alla fine, lo slancio vitale che rende questa preziosa confessione un’estrema e potente possibilità di salvezza.

Il romanzo è stato tradotto da Riccardo Duranti ed è stato pubblicato nel 2016 da Safarà Editore.

“Passando vertiginosamente dalla seconda persona rivolta al fratello alla terza persona femminile che identifica la madre, Arvigo entra ed esce dal racconto, mette in gioco una presenza intera e fragile, combattiva e arrendevole, nevrotica e paziente. Nel comporre, respiro dopo respiro, un disturbante e commovente ritratto graffiato, questa grande attrice – sorretta con polso fermo dall’occhio esterno di Scarpinato – muove una drammaturgia fisica fatta di sguardi e micro movimenti, lanciandosi da un leggio all’altro come se cercasse chissà quali risposte. Ma il finale somiglia tanto all’inizio, il dialogo tra pieno e vuoto pende pericolosamente sul secondo soggetto: come se fosse la vita a far parte della morte e non il contrario. E, sarà questo freddo dicembre, ma al momento di alzarsi dalla poltrona, anche la temperatura corporea sembrava aver perso qualche grado”.
Sergio Lo Gatto (Teatro e Critica)

“Vita spezzata, racconto struggente che prende corpo in una grande interprete Elena Arvigo. La storia della “ragazza a metà”, è la corsa folle verso la sua auto-distruzione: un vertiginoso racconto-flusso di coscienza che riproduce il ritmo spezzato e sconnesso di una mente instabile. Arvigo si fa lei stessa l’orlo del baratro su cui è sempre in bilico: unica attrice e narratrice su un palco sovrastato da cappelli sospesi come identità fantasma e disseminato di terra e leggii. Lei è la sua voce, quella del fratello, della madre, dello zio abusatore e quella di tutti coloro che si sentono in diritto di aggredirla fisicamente o metaforicamente: cuore pulsante di dolore e rabbia mai affettato o patetico ma sempre misurato che riesce a rendere visivamente paesaggio esteriore ed interiore in ogni sguardo, ricordo, o rimozione del pensiero”.
Sarah Curati (Paper Street)

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