Fino al 26 dicembre 2017 Innsbruck, Tiroler Landestheater “Hoffmanns Erzälungen – Les Contes d’Hoffmann”

Contes d’Hoffmann hanno aperto la stagione del Tiroler Landestheater e continuano a mietere successo.Opera-fantastique d’indubbio fascino letterario e musicale, laboratorio costante di sperimentazione, data la sua natura incompiuta, ha visto nel tempo ricostruzioni più o meno filologiche destinate a rimanere forse senza soluzione. Il TLT adotta la versione di Fritz Oeser che cerca di conciliare al massimo le volontà strutturali degli autori con la “pratica di palcoscenico”, ma con alcuni tagli. Nell’atto di Olympia il terzettoJe me nomme rimpiazza l’aria di Coppélius e Nicklausse canta Voyez-la sous son eventail al posto di Une poupée aux yeux d’émailmentre vengono mantenute pagine della tradizione apocrifa come Scintille, diamant! e il sestetto con coro Hélas, mon coeur nell’atto di Giulietta. Si è optato per recitativi accompagnati al posto dei dialoghi, scelta oculata perché mantiene alta la tensione drammatica e agevola il cast in termini di dizione.

Il regista e scenografo Thaddeus Strassberger ci pone alcuni interrogativi interessanti. La Musa pretende lealtà assoluta da parte di Hoffmann dimostrandogli l’inesistenza di amori terreni pari al suo? Sofferenza e genio sono inseparabili? L’artista deve attraversare per forza questa valle di dolore per poter creare un’opera d’arte eterna? Le risposte vanno ricercate nelle scelte drammaturgiche e nella partitura gestuale. Non c’è la taverna, ma lo studio di Hoffmann che sogna, rapito dai fumi dell’alcool, gli sfortunati trascorsi sentimentali. Nell’atto di Olympia, in assoluto il meglio riuscito, atmosfere circensi miste a un barocco lezioso incorniciano l’aria più attesa, suggestioni Biedermeier e sataniche rivivono a casa di Antonia, mentre i ruggenti Anni Venti arrivano nella Venezia ambigua e luccicante di Giulietta. Non manca un’attenzione particolare a certe suggestive simmetrie: sul lato sinistro stanno nel primo atto Spalanzani e Cochenille, nel secondo la madre di Antonia e nel terzo Pitichinaccio vestito da suora con al guinzaglio una comparsa seminuda. Strassberger infonde molta energia affinché lo spettatore si senta via via coinvolto negli eventi e ci riesce. L’apoteosi finale è pura Arte. Sono stati questi contes l’effetto immediato dell’apparizione della Musa? L’allestimento non sarebbe perfetto senza i costumi dettagliatissimi di Michael D. Zimmerman e le luci di Florian Weisleitner. Spettacolo memorabile.

Anche l’orecchio rimane appagato. L’Hoffmann di Dominik Sutowicz è un monumento a Offenbach. Qui è lì la dizione è ostica, ma è poca cosa in confronto alle capacità del tenore polacco. Disinvolto e generoso nel registro acuto, descrive egregiamente le diverse sfaccettature del personaggio, ora sagace narratore, ora illuso innamorato, sapendosi abbandonare anche a tinte languide negli impegnativi duetti con Antonia e Giulietta. Nei tre ruoli femminili, affidati a singole cantanti, spicca per la notevole presenza scenica Sophia Theodorides nelle “penne” della bambola-pavone Olympia. Già sentita a giugno in Capriccio, Theodorides è soprano sicuro nell’acuto, nell’ampia estensione e nella coloratura, qualità che le permettono di riscuotere lunghi e appassionati applausi dopo la celebre chanson. Appassionata l’Antonia diTatiana Rasa, interprete dallo strumento omogeneo capace di romantiche sfumature nel registro centrale e acuto. Giulietta ha la voce corposa di Jomanté Šležaitė, seducente nel fraseggio e dal timbro di velluto, parrucca rossa e abito verde che la rendono un misterioso mix tra una sfinge, una sirena e Milva. Nel doppio ruolo Muse-Nicklausse, Camilla Lehmeier che risente ogni tanto di cali di volume, ma ugualmente all’altezza delle parti. Oltre a Voyez-la sous son eventail, si ritaglia un successo personale nell’aria con violino obbligato Vois sous l’archet frémissant. Eccellente la Kammersängerin Dagmar Schellenbergerquale madre di Antonia. Il baritono Bernd Valentin dà corpo e voce alle quattro espressioni del Male. Di particolare rilievo la prova come Miracle, sostenuta dalla regia di Strassberger con trovate di forte effetto. AFlorian Stern spettano invece i quattro ruoli del servo risolti discretamente. Spassosissimo lo Spalanzani diDale Albright, caratterista di fine intelligenza. Johannes Maria Wimmer fa risaltare le doti di valido bass-baritone più nel ruolo di Crespel che in Luther. Bene Martin Lechleitner come Nathanaël e Alec Avedissian come Hermann e Schlémil, a giugno Conte di tutto rispetto nello splendido Capriccio diAnthony Pilavachi.

Il Chor e l’Extrachor des Tiroler Landestheaters, preparati da Michel Roberge, danno prova di grande musicalità. L’estone Mihkel Kütson dirige il Tiroler Symphonieorchester Innsbruck con maestria e sapienza. Dinamiche azzeccate, tempi giusti e costante controllo del palcoscenico permettono a Kütson di far risaltare non solo le tinte tragiche del capolavoro, predilette da Strassberger, ma anche quelle confondenti e appassionate.

Teatro sold out, pubblico partecipe con numerosi applausi a scena aperta e consensi generali, in particolare per Sutowicz, Lehmeier, Theodorides, Rasa e Kütson, alla recita del 5 novembre.

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