il 24, 26 novembre al Teatro alla Scala, Milano “Ti vedo, ti sento, mi perdo”

Personaggio romanzesco, autore fortunatissimo nel suo tempo ma anche originale anticipatore, Alessandro Stradella (1639-1682) è stato portato in scena in passato da compositori tra i quali il giovanissimo César Franck (Stradella, 1841) e Friedrich von Flotow (Alessandro Stradella, 1844) che si sono concentrati sugli aspetti sentimentali della sua vita e sulla sua tragica fine a opera di sicari di un marito tradito. Opposto l’approccio di Sciarrino, anche librettista, che aggiunge alla sua opera il sottotitolo “Aspettando Stradella”: il compositore è raccontato in absentia, protagonista assoluta è la sua musica. Nello stanzone di un palazzo a Roma si sta provando una cantata. Lo spazio scenico è articolato in tre livelli: nel primo, dove si prova la cantata, trovano posto la Cantatrice, il Coro e gli strumentisti. Nel mezzo agiscono i Servi del palazzo, che commentano l’azione nella tradizione della Commedia dell’Arte. Alla ribalta il Letterato e il Musico, accanto a visitatori, curiosi, strumentisti che attendono il loro turno per suonare. L’opera è attraversata da due temi pervasivi: il primo è il distacco prima di perdersi, che s’intreccia con la riflessione sul processo della creazione artistica, le storie di Ulisse e delle Sirene, il mito di Orfeo. Il secondo tema la centralità, nella natura umana, della presenza fisica del corpo, dei sensi e della passione. Nella trama orchestrale di Sciarrino emergono le musiche di Stradella, squarci di memoria trattati in modo da farne risaltare la straordinaria novità, il ponte verso sonorità successive di secoli.

Con Ti vedo, ti sento, mi perdo Sciarrino prosegue il suo personale dialogo con il Barocco. Un lungo percorso di cui fanno parte la «natura morta in un atto» Vanitas (1981) e le opere Infinito nero (1998) e Luci mie traditrici (1998), mentre la riflessione sugli artisti del passato ha prodotto pagine come Morte di Borromini (1988) e diversi lavori su Gesualdo da Venosa (Le voci sottovetro, 1998; Terribile e spaventosa storia del Principe di Venosa e della bella Maria, 1999; Gesualdo senza parole, 2013).

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