Compagnia Vega e JCS: un binomio vincente

La Recensione

Anche questa volta è andata, e ci rimane solo il magone che un’occasione così bella debba ormai già far parte del passato. Chi ha assistito venerdì sera alla rappresentazione di Jesus Christ Superstar, portato in scena al Teatro Italia da parte della Compagnia Vega, ha sicuramente avuto l’occasione di guardare ed ascoltare uno show fuori dal normale.
Se le premesse erano le migliori auspicabili, vista la bellezza e la complessità del testo di partenza, la performance di tutti gli interpreti è stata decisamente al di sopra delle righe a cominciare dal protagonista, Fabio Caliandro, quanto mai a suo agio nei panni di Gesù e pienamente in possesso della vasta timbrica (secondo una fraseologia recentemente invalsa, ha proprio una gran canna!) necessaria a dare corpo ad un personaggio, il Cristo di Tim Rice e Andrew Lloyd Webber, che si impone sia scenicamente che vocalmente: splendidi i passaggi più arditi, come The Temple e Gethsemane, in cui l’interprete dimostra dimestichezza sia con la versione cinematografica dell’opera che ha più o meno direttamente ispirato questa versione teatrale, sia con la versione discografica di tre anni precedente, che si distingue per linee melodiche più morbide e regolari a dispetto di un interprete originale che rispondeva al nome di Ian Gillan.

Bravissimo l’antagonista, un Andrews Crudo che, da Giuda, ha reso perfettamente la figura e il ruolo da contraltare conferendo spessore e credibilità ad un ruolo profondamente segnato dalle linee guida tracciate da Carl Anderson nel Giuda cinematografico del ’73. Brava e delicata Alessia Ciccariello nel ruolo della Maddalena, mentre una menzione particolare va a Claudio Compagno, splendido interprete di Ponzio Pilato, in grado di rendere, tanto scenicamente quanto vocalmente, il travaglio interiore di un uomo costretto a perseguire il Cristo contro la sua volontà.

Ottimi anche gli interpreti secondari, con un Caifa azzeccatissimo ed uno spassoso Erode, in uno dei pezzi che maggiormente si prestano alla fantasia del regista e dell’interprete. Elemento non secondario nella narrazione è il coro, e la versione della Compagnia Vega ci ha regalato un ensemble vocale di altissimo spessore, capace tanto di coloriture e potenza vocale quanto di una recitazione coinvolgente e partecipata. Un plauso particolare va alla band, sempre in grado di assecondare la tensione narrativa di una partitura non semplice.

Fuori dal comune gli allestimenti e le rese sceniche, azzeccate le pause, adeguati i cambi tra un momento della narrazione e il successivo: davvero nulla da invidiare alle produzioni più blasonate e facoltose. Se l’impronta era chiaramente quella della versione cinematografica, e l’ambientazione Anni ’70 è stata ricalcata fedelmente, il tocco in più o la trovata originale non sono di certo mancati, tanto da rendere unico ed eccezionale l’esito di questa bellissima serata.

Daniele Magrelli

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Un commento

  1. SONO D’ACCORDO SU TUTTO MA VORREI SOTTOLINEARE LA BRAVURA, NON MENZIONATA , DI SIMONE ZELOTA. BELLA VOCE E BUONA PRESENZA SCENICA

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