LA TRAPPOLA con Gabriele Lavia fino al 24 marzo al Teatro Argentina

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La Recensione

“Perché vivo, se devo morire?!” (Ovvero: Cosa ho fatto per meritare questo?).

“La vita è una recita di morti, la vita è il vento, la vita è il mare, la vita è il fuoco, non la terra che si incrosta e assume forma. Ogni forma è la morte. Una donna-trappola entra nella vita dell’uomo solo“.

Ossessionato da questi pensieri, il protagonista de “La trappola” si aggira ora frenetico, ora esausto, nella sua livida casa-prigione in cui si è auto-recluso con il padre (Riccardo Montillo) vecchio, infermo e piangente.

Non entra luce del sole nelle stanze, così come non vi è luce, né senso, né speranza, nel raziocinante nichilista argomentare di Maurizio alimentato e sostenuto dai grandi filosofi tedeschi, primi fra tutti Nietzsche e Schopenhauer.

La vita altro non è che un’illusione, altro non è che un lento morire e il protagonista non si rassegna a questa umana evidenza.

Lungi dal provare pietà e compassione per gli uomini e le donne, compagni di sventura, Fabrizio è roso da un odio viscerale verso l’umanità tutta, quella femminile in particolare, che con la riproduzione della specie perpetua quello scempio senza rimedio che è la vita.

Ironia della sorte o perfidia del caso incarnatosi nella aborrita forma della perfida e voluttuosa vicina di casa (Giovanna Guida) che, non potendo avere figli dal marito sterile lo seduce e lo abbandona, Fabrizio cadrà lui stesso nella Trappola della passione carnale e generando un figlio sarà lui stesso strumento di vita anzi, secondo i suoi parametri, di morte.

Nel drammatico, coerente, finale (che si discosta da quello della novella) Gabriele Lavia che ha curato l’adattamento, la regia e l’interpretazione dell’opera scritta da Pirandello nel 1912, porta alle estreme conseguenze l’amarezza e il pessimismo già presenti nel testo letterario senza tuttavia abbandonare la vena di caustica, tragica ironia (e auto-ironia) che pervadono tutta la messa in scena, intonando (finalmente, diciamo noi…) un catartico inno alla Libertà.

Gabriella Di Ventura

In scena al Teatro Argentina fino al 24 marzo 2013

Le scene di Alessandro Camera; costumi di Andrea Viotti; luci di Giovanni Santolamazza; foto di scena di Tommaso Le Pera. Le musiche di Giordano Corapi.

Una produzione Teatro di Roma.

Info: http://www.teatrodiroma.net

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2 commenti

  1. Purtroppo Lavia ha vanificato lo sciopero delle maestranze, dando ad intendere inoltre che lo spettacolo senza luci nè musica vale il biglietto intero solo perchè in scena c’è lui.

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    • Almeno aveva ancora le luci di sala, ora ho letto che recita addirittura al buio. La persona Lavia non sembra all’altezza dell’attore Lavia.

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