Ieri sera l’anteprima della commedia “La cena” al Colosseo Nuovo Teatro di Roma

Teatro dell'eccesso

La Recensione

Si è tenuta ieri sera, presso il Colosseo Nuovo Teatro di Roma, l’anteprima della commedia “La cena“, scritta dal drammaturgo contemporaneo Giuseppe Manfridi e messa in scena dal regista Claudio Boccaccini con la collaborazione del gruppo Beat ’72, contrassegno di qualità del teatro indipendente romano. Inserito in un ciclo intitolato “Il teatro dell’eccesso“, che prevede altri quattro testi scritti dallo stesso autore, questo spettacolo autoprodotto si presenta come un’operazione di pirateria teatrale, un’ardita sfida all’imperante necessità di leggerezza e disimpegno che sta prorompendo nel panorama teatrale, una fiera opposizione alla ricerca del riso facile del pubblico.
L’intelligente scelta del consolidato sodalizio Manfridi-Boccaccini è stavolta quella di un testo ricco, tagliente, proteso all’esaltazione delle parole, alla densità della tensione narrativa. La scena è essenziale, la trama altrettanto: un padre attende di rivedere la figlia dalla quale si è burrascosamente separato cinque anni prima. Non è difficile intuire presto che la “tranquilla” cena prospettata non sarà tale, e presto la figura imponente del padre prende il sopravvento sugli accadimenti, in una spiazzante successione di rivelazioni, confessioni, meschinità e paure, pulsioni intime e desideri dell’animo umano. L’intreccio viene svelato lentamente, e a momenti di piena suspense seguono acute deviazioni verso un umorismo fine e intelligente, tanto più riuscito perché organicamente dimensionato ai personaggi.
Brillanti gli interpreti, ma su tutti ha spiccato il padre-protagonista, un Antonio Conte aiutato dalla centralità mattatoriale del ruolo, una centralità assecondata con maestria tale da rendere odioso allo spettatore questo genitore, tronfio nella sua presunta superiorità morale. Pienamente all’altezza gli altri interpreti: Francesca Grilli nel ruolo di una figlia ex-ribelle, sempre e comunque soverchiata dal padre; Simone Crisari, futuro sposo della figlia, dapprima gretto e imbarazzato, poi sempre più coinvolto nei sofismi del suocero; Fabio Barbieri, il servitore del padre, attorno al quale si dipana la tensione narrativa.
Spettacolo di rara efficacia, sa raccogliere le virtù di un testo in grado di indagare a fondo nell’animo umano e nelle mille sfaccettature che muovono le nostre scelte, per ribadire nel pubblico la coscienza delle continue contraddizioni della vita.

Daniele Magrelli

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