DAdP V°edizione – Ultime imperdibili repliche all’Ambra Jovinelli

La recensione

DAdP il mestiere di “dar commedia” al limite di un GRV: ombre  e distorsioni a luci rosse.

Coinvolgente la formula applicata a questo innovativo format di Betta Cianchini e Luciano Melchionna che rinnova il canovaccio rendendolo simile ad un Live Action Role-Playing: lo spettatore-cliente e l’artista-prostituta si ritrovano immersi in una “cronaca” che il master-amministratore ambienta, diverse per ogni serata in differenti e spiazzanti location, vedi room a 5 stelle all’Hotel Radisson Blu.

Dove arriva il limite oltre cui la dignità può ritenersi perduta?

Pur non essendo nuova l’idea di capovolgere il ruolo spettatore-attore come non lo è, la facile induzione all’indignazione – commozione verso il mondo della prostituzione – puttane si ma dal cuore pulito -, usato come paragone calzante degli artisti che si vendono e svendono pur di “dare e ricevere un po’ di felicità“, lo show reinventa e dona nuova luce alla commedia dell’arte i cui meccanismi seppur noti vengono destrutturati e rimontanti regalando stupore e magia come in un circo che è anche bordello, in cui, lontani dalla platea si scopre il cuore pulsante della passione che anima tutti gli artisti presenti e che li spinge, nonostante le maschere, ad essere univocamente e semplicemente se stessi.

Se stessi anche durante la contrattazione: è difficile per gli attori quanto per gli spettatori capire dove finisca la finzione e cominci la realtà ed un fruitore abituato al teatro classico mal gestisce l’amabile confidenza dell’artista di turno che lascia intendere al disattento, un’intimità che va oltre il rispetto del luogo “teatro” divenendo talvolta invadente e chiassoso; non è ribadito abbastanza spesso che trattasi pur sempre di rappresentazione teatrale e non di discoteca con privè.

La provocazione di Luciano Melchionna ed Elisabetta Cianchini è un’arma a doppio taglio che eccita e seduce, infastidisce e disorienta, irrita e stordisce ma che soprattutto emoziona. È proprio questo l’effetto ultimo che si vuole ottenere per i pretenziosi clienti e per gli artisti costretti a spingersi oltre i propri limiti. Provocazione nella provocazione che talvolta fa rima con disorganizzazione.

Non c’è nulla di più triste che riuscire a capire in pochi attimi ciò che sfugge all’entrata, ciò che è nascosto dall’iniziale inebriante accoglienza all’ingresso in sala, il messaggio di sconfitta che inevitabilmente e definitivamente sottolinea l’innovativo DAdP: l’Italia non potrà mai cambiare quindi tanto vale adeguarsi e prostituire la propria arte a caro prezzo. “L’Italia è un paese d’artisti solo sui poster che vedi nei cessi di altri paesi, di sogni emigrati, di un tricolore che è pieno di buchi“.

Costituire una “Casa chiusa dell’arte” sembra l’unica scappatoia-soluzione affinché gli attori, giocolieri, cantanti, musicisti, ballerini, ritrattisti, equilibristi e tanti altri possano esprimere la propria arte. Un ampio progetto che consente di riunire in una unica compagnia numerosissime figure attraverso continui provini e selezioni tra le eccellenze artistiche italiane con l’obiettivo e speranza che si possa un giorno costituire una vera e propria accademia teatrale.

In un atmosfera avvolgente di luci rosse, musica altissima (spesso in distorsione), tra le continue attenzioni di ogni singola fantastica e professionale maschera teatrale, dalle prostitute ai tenutari, all’amministratore alle maîtresses con un solo neurone, tra i frizzi e i lazzi, improvvisamente ti ritrovi vicino all’uomo misterioso e d’un tratto tutto il chiasso si annulla, l’assordante inutilità della parola svanisce, spariscono le contrattazioni, gli ammiccamenti, la vanità, la mania di protagonismo perché lui è lì, prima invisibile e poi solo ad un passo da te, il suo invito è discreto e non invadente ti guarda, guida e porta con sé nei sotterranei, ma quando acconsenti lo segui e provi ad avvicinarti non ti accorgi di sbattere contro un vetro che vi divide, un vetro che vuoi spaccare ma che invece accarezzi quando lui guardandoti dritto negli occhi, come nessuno fa più,  ti offre un fiore bianco e puro,  e la rabbia si trasforma in commozione, lui è Francesco D’Amico, che insieme a tanti altri attori prorompenti ed esuberati fanno di DadP un magistrale innovativo esperimento che vale la pena studiare e approfondire.

 di Antonella Martino

Si replica stasera, sabato alle ore 21.00, domenica alle ore 18.30 (spettacolo posticipato causa blocco traffico su ROMA)
Dignità Autonome di Prostituzione e Dignità Autonome di Prostituzione II
TEATRO AMBRA JOVINELLI
Piazza Guglielmo Pepe, 43 /47 Roma 00185
Info 06 83082620 – 83082884 www.ambrajovinelli.org
Botteghino: dal martedì al sabato ore 10.00 – 19.00; la domenica ore 11.00 – 18.00
Biglietto unico € 24,00 (compresa prevendita) – Ridotto € 19.50
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