Medea al Teatro Romano Ostia Antica

26 Luglio 2012 – inizio spettacolo ore 21:00

MEDEA di Euripide

regia MAURIZIO PANICI

traduzione e adattamento Michele Di Martino e Maurizio Panici Associazione
Teatrale Pistoiese/ Artè Stabile di Innovazione/ Teatro dei Due Mari

progetto scenico Michele Ciacciofera elaborato da Giorgio Gori
costumi Michele Ciacciofera luci Emiliano Pona
musiche Luciano Vavolo canti di Evelina Meghnagi

Personaggi e interpreti
Medea                                                                                                 Pamela Villoresi Giasone                                                                                              Massimiliano Franciosa Creonte                                                                                               Renato Campese Egeo                                                                                                    Maurizio Panici Nutrice                                                                                                Silvia Budri Da Maren Messaggero                                                                                      Andrea Bacci Prima Corifea                                                                                                Evelina Meghnagi

Medea ci riporta – a partire dai tragici greci – alle donne di oggi. Sono infatti le donne a mettere in discussione la vecchia cultura facendosi portatrici di un nuovo pensiero. Ed è proprio  attraverso  Medea  (figura  totalmente  inedita  e  significativa)  che  Euripide  pone all’interno delle rappresentazioni tragiche un elemento di assoluta modernità.
Medea, infatti, è la prima donna a mettere in discussione i rapporti tra uomo e donna, evidenziando una situazione di forza, contestando l’esistente, aprendo un contenzioso e lasciando intravedere nuove possibilità.
Medea è per questo uno dei più estremi e affascinanti personaggi della tragedia classica e moderna in quanto, prima fra tutte, non agisce spinta da un impulso erotico o sentimentale ma per rispondere ad una ingiustizia: “ecco Medea ….ecco la sventura di una donna” dice di se al termine di un lunghissimo e straziante monologo.
Le modalità del suo atto trascendono ogni consuetudine.

In Medea l’azione tragica coincide con la sua stessa rovina poiché, mentre punisce il padre dei suoi figli, colpisce con uguale violenza se stessa: pur riconoscendo l’impatto del suo agire, lo persegue con determinazione e lucida consapevolezza.
Il conflitto per la prima volta in una tragedia non è fuori, ma dentro il personaggio, come risulta dal ruolo decisivo dei monologhi nello sviluppo della struttura drammaturgica.

Note di regia
C’è una definizione precisa della tragedia in un testo di Jean Anouilh, attraverso una immagine molto forte, che trovo assolutamente pertinente: il coro infatti dice “La molla è caricata. Non avrà che da scaricarsi da sola .. nella tragedia tutto è tranquillo si dà appena una spinta per metterla in moto, un nonnulla. Tutto qui. Dopo non c’è che da lasciarla fare…
Ecco, Medea è la molla caricata: la sua diversità, il suo essere esule in terra straniera, non più amata dall’uomo per il quale ha lasciato  la  casa  e gli affetti, sono ancora oggi come allora motivi sufficienti per provocare un corto circuito emotivo di dimensioni devastanti tali da provocare mali terribili all’interno della famiglia e delle istituzioni.
Medea la barbara, Medea la sapiente – e per questo invisa ai potenti della sua nuova città – è la scintilla che sovverte e scuote l’istituzione familiare, la gerarchia: attraverso un atto emotivo e non razionale mette in discussione la pace sociale invocata da Giasone e Creonte. Raccontare ancora una volta Medea è narrare, da un lato quanto le passioni possano essere devastanti se non controllate, ma dall’altro come  gli uomini attraverso sofisticati ragionamenti giustifichino scelte di comodo per il raggiungimento di una posizione sociale più alta all’interno di una comunità.
Medea è anche una storia tremenda che le cronache recenti continuano a raccontarci suscitando orrore per un atto così orribile: ancora una volta la lezione dei classici ci fa riflettere sul nostro essere uomini di questo tempo, con l’immutata fragilità di sempre, e  ci invita a partecipare al percorso doloroso della protagonista, percorrendo con lei tutta la gamma delle passioni e l’orrore per un gesto così tremendo e definitivo.
La scena di Michele Ciacciofera evoca questo mondo di passaggio, questa transizione, delineando un cratere che è anche una landa desolata, un vuoto che viene abitato da Medea e che solo Giasone riuscirà a penetrare. Gli altri personaggi si muovono intorno a questo centro, ne raccolgono gli umori, ci raccontano le paure di Creonte e i sentimenti della polis
verso la straniera, l’esule, colei che con la sua richiesta di pari dignità all’interno della struttura sociale di Corinto ne rovescia la visione destabilizzando i rapporti consolidati.
Le musiche di Luciano Vavolo raccolgono suggestioni antiche ricollocandole con sensibilità contemporanea all’interno di un allestimento che privilegia fortemente il compito degli attori destinati a restituirci un distillato di parole ed emozioni che avvolgono lo spettatore in una partitura musicale serrata.

Maurizio Panici

Estratti dalla rassegna stampa dello spettacolo

“…  la sua, è una Medea molto glamour, per via dei suoi capelli corti, per quel vestito rosso da sera (…) che incede ondeggiando a piedi nudi (…) Si fa apprezzare la sapiente regia di Panici, pure nel ruolo di Egeo, re d’Atene, con abito bianco (…) gli interventi cristallini della nutrice Silvia Budri da Maren e del messaggero Andrea Bacci e la presenza bizantina del Creonte di Renato Campese.”

Gigi Giacobbe, Giornale di Sicilia

“… la compagnia, sempre diretta con mano sicura da Maurizio Panici, alterna alla cupa tragedia di Medea un’originale riscrittura dell’Orestea. (…) Medea si tramuta in un dramma borghese vicino al modello di Anouilh. (…) Intuizione  interessante che permette agli allestimenti, nell’ambito di un teatro povero per scelta oltre che per necessità, di mettere in luce lo straordinario talento di Pamela Villoresi. Una Medea che gioca con estremo rigore sul crinale di un irriducibile sarcasmo…”

Enrico Groppali, Il Giornale

“… Nel ruolo di Medea, Pamela Villoresi si distacca dall’interpretazione stereotipata del matricidio per trasmettere la dolorosa discesa agli inferi di un personaggio ricco di sfumature. Nello scenario di Tindari, per il Teatro dei Due Mari, “Medea” di Euripide rivive in una messinscena palpitante. Un cast efficace affianca l’ispirata Villoresi…”

 Marco Oliveri, La Repubblica   


Teatro Romano degli Scavi Archeologici di Ostia Antica – Via dei Romagnoli, 717 (00119 – Roma)
Orario: entrata al pubblico 20:00, 20:30
Info: www.ostianticateatro.it/ 

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