RAF

Nadja Uhl, Jan Josef Liefers, Stipe Erceg, Hannah Herzsprung, Heino Ferch, Simon Licht, Niels-Bruno Schmidt, Daniel Lommatzsch, Vinzenz Kiefer, Volker Bruch

Titolo originale Der Baader Meinhof Komplex.
Drammatico, durata 149 min.

Germania 2008.

Bim data uscita 31/10/2008.

I dieci anni di piombo e sangue che condannarono la RAF al suicidio collettivo e la Germania ad essere ostaggio di un’altra tragedia

Negli anni Settanta Ulrike Meinhof, giornalista borghese e progressista, si unisce al gruppo armato guidato da Andreas Baader passando alla clandestinità. Da venerdì 31 ottobre 2008 al cinema.

1967: Germania Federale. Ulrike Meinhof è una giornalista tedesca, moglie e madre ma soprattutto militante della sinistra radicale tedesca e membro della Rote Armee Fraktion: un gruppo che venne fondato il 14 maggio 1970 da Andreas Baader e, appunto, Ulrike Meinhof, da cui l’appellativo di Banda Baader-Meinhof coniato dalla stampa tedesca per indicarlo.
Fu scelto il nome RAF (Fraktion è traducibile come un Plotone) perché gli esponenti si ritenevano parte di una unica grande lotta marxista internazionale di cui facevano parte organizzazioni di estrema sinistra di altri paesi. Le stesse Brigate Rosse ebbero con loro collegamenti, copiandone le modalità di azione nel rapimento di Aldo Moro. E nelle scene del film possiamo ritrovare la stessa crudeltà estrema che si verificò in Italia negli anni ’70. Comunque, già a partire dal 1972 i membri di spicco della formazione vennero quasi tutti arrestati, e nel giugno di quell’anno, mentre Baader e Meinhof si trovavano in carcere (fra il 1975 ed il 1976) altri membri della RAF e di altre organizzazioni della lotta armata di sinistra realizzarono numerosi rapimenti, rapine e attentati.

Il 9 maggio 1976 dopo anni di duro isolamento e di sciopero della fame collettivo da parte dei membri della RAF in protesta contro le condizioni della loro detenzione che ritenevano inumane Ulrike Meinhof fu trovata morta nella sua cella di prigione; la versione ufficiale fornita sulla sua morte, come in seguito per quella dei suoi compagni, fu che si fosse impiccata alle sbarre della cella. Varie incoerenze, come pure la smentita che fosse stata depressa o in cattivi rapporti con gli altri membri della RAF suscitò il sospetto nell’opinione pubblica che fosse stata in realtà “suicidata” dalle autorità tedesche. Il film-documentario è molto accurato e riesce a raccontare i fatti in modo oggettivo, senza dare sentenze o voler incolpare per forza una parte o l’altra. Ciò che traspare è quanto sia tutto collegato e quanto i giovani possano essere strumentalizzati da agenti troppo più grandi di loro. Una nuova pellicola tedesca che si va ad aggiungere al cinema di una Germania che riesce a riportare fatti spregevoli con una bravura ineccepibile. Da non perdere.

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